
Jimi Hendrix raccontato dai virtuosi della chitarra
L’eredità di Hendrix raccontata dai virtuosi della chitarra
A quasi cinquant’anni dalla sua scomparsa, Jimi Hendrix continua a essere una fonte di ispirazione inesauribile per chitarristi di tutto il mondo.
Il suo impatto sull’arte della chitarra è stato così rivoluzionario che persino virtuosi come Steve Vai, Joe Satriani e altri, che hanno segnato la storia della chitarra rock, riconoscono la grandezza indiscussa di Hendrix. Partendo dalla totale reinterpretazione della chitarra Blues, Hendrix è stato lo spartiacque tra quello che era e quello che sarebbe diventata negli anni a venire.
Se anche tu se un appassionato di Blues e desideri imparare a suonare questo genere sulla chitarra sono sicuro che il mio nuovo progetto farà al caso tuo!
Indice:
- Joe Perry: l’esploratore del colore
- Joe Satriani: una promessa di vita dedicata a Hendrix
- Steve Vai: Hendrix, un amore sincero per la chitarra
- Nuno Bettencourt: Il rivoluzionario dell’eleganza chitarristica
- Steve Stevens: Hendrix, Il Mago Dei Giri di Accordo
Joe Perry: L’esploratore imprevedibile
Quando avevo 16 o 17 anni, Purple Haze è uscito, e ricordo di aver pensato: “Wow, possiamo ascoltare cosa trasmettono le radio su Marte”. La chitarra urlava come un mostro dalle casse dello stereo, creando un’esperienza incredibile. Nella storia della musica, è comune che uno sconosciuto cambi il modo di suonare la chitarra. Hendrix, invece, ha preso uno strumento in bianco e nero e lo ha colorato. Spesso rifletto su una sua vecchia foto, forse con la band di King Curtis, indossava un completo scuro, sembrando uno sfigato. Pochi anni dopo, a Monterey, avrebbe dato fuoco alla sua chitarra.
Joe Satriani: una promessa di vita dedicata a Jimi Hendrix
Ogni volta che ascolto la sua musica, provo brividi. Dopo la notizia della sua morte, ho deciso di suonare la chitarra per tutta la vita. I suoi dischi erano fondamentali per la mia adolescenza, i miei piccoli salvatori. Non sembrava giusto che tutto fosse finito così rapidamente. Quel giorno ho deciso: “Suonerò la chitarra sul serio.” Ho preso lezioni da un chitarrista. Una volta gli ho portato Purple Haze e gli ho chiesto di insegnarmi. Tuttavia, la sua versione era orribile. Mi sono detto: “Non proverò mai a imitarlo. Non profanerò mai questa musica.” Ho mantenuto quella promessa per anni, considerando suonare Jimi un sacrilegio.
Steve Vai: Jimi Hendrix, un amore sincero per la chitarra
Hendrix aveva un rapporto unico con la chitarra, considerandola un’estensione di sé. Estrasse suoni unici, ora perduti. Conosco bene la chitarra e comprendo come abbia realizzato queste magie, ma la vera domanda è: da dove ha tratto il coraggio per sperimentare così? Molti musicisti hanno perfezionato la tecnica e portato lo strumento in nuovi territori, ma nessuno, davvero nessuno, avrà l’impatto di Jimi Hendrix sulla gente.
Nuno Bettencourt: Il rivoluzionario dell’eleganza chitarristica
È lui che ha dato un tocco cool alla chitarra e ai chitarristi. Ascoltare prima Eddie Van Halen e poi Hendrix mi ha fatto capire quanto fosse enorme la sua influenza. Riusciva a creare quei suoni potenti usando solo l’amplificatore – i Beatles sperimentavano con toni più soft, ma poi arrivò Hendrix e la chitarra urlava, sommersa dal feedback. La gente si sentiva di fronte a qualcosa di diabolico, capisci? Come ha fatto a scoprire quei suoni? Chi gli ha insegnato?
Steve Stevens: Jimi Hendrix, il mago dei giri di accordo
Ricordo di averlo visto al Dick Cavett Show quando ero ancora bambino. Non ha suonato dal vivo, ma hanno mostrato alcuni video. Cavett voleva parlare del suo periodo nell’esercito e gli ha chiesto della sua performance dell’inno americano, che all’epoca aveva suscitato indignazione. Hendrix ha cercato di spiegare che per lui era una celebrazione, non una parodia. Come chitarrista, ho ascoltato molte delle sue vecchie registrazioni inedite. Le migliori, a mio parere, erano quelle in cui suonava in modo pulito, con un approccio più vicino alla forma canzone. Era eccezionale in tutto ciò che faceva, ma sono affascinato soprattutto dai suoi giri di accordi. Il modo in cui suonava era molto più audace rispetto agli altri: ascoltarlo significava essere travolti da una personalità tridimensionale. Riuscivi a fuggire o a immergerti nel mondo che creava con lo strumento. Insomma, è riuscito a trasmettere l’anima del gospel attraverso la chitarra! Noi altri stiamo solo gustando gli avanzi dal suo tavolo.

