Oltre i box della pentatonica: la lezione di 3 chitarristi leggendari
Come collegare i box della pentatonica: dal sistema verticale alla visione orizzontale
Imparare le scale sulla chitarra attraverso i box è un passaggio necessario. Molti chitarristi passano mesi, o anni, a memorizzare queste forme in verticale, ma spesso il risultato è sentirsi intrappolati in quelli che diventano veri e propri “compartimenti stagni”.
La verità è che i box, se non connessi, si trasformano in una gabbia che permette di suonare le note giuste ma impedisce di muoversi davvero sul manico.
In questo articolo e nella lezione video correlata, esploreremo come collegare i box della pentatonica adottando una visione orizzontale, ispirandoci all’approccio di tre guitar hero straordinari.
Muoversi lungo il manico: oltre la visione verticale
Mentre lo studio tradizionale si focalizza sulla memorizzazione dei singoli box, i grandi chitarristi tendono ad attraversare le forme piuttosto che saltare semplicemente dall’una all’altra. Analizzando i fraseggi di alcuni chitarristi iconici degli anni ’80 e ’90, emerge una logica precisa che permette di vedere la tastiera come un unico spazio connesso.
Il salto tra i box: l’approccio di Blues Saraceno
L’idea da cui parte tutto è un fraseggio del ragazzo prodigio degli anni Novanta: Blues Saraceno. Nell’album Crack a Smile… and More, all’interno del brano Shut Up Make Love, Saraceno esegue una “frustata” che sfida la visione classica dei box.
Analizzando questa idea al minuto 2:41, notiamo come utilizzi la scala blues di La minore nelle forme di Mi e di Re, saltando dall’una all’altra senza alcuna connessione intermedia. In pratica, Blues suona la prima parte della frase sulla forma di Mi e poi si sposta sulla forma di Re, lasciando quasi tre misure prima di concludere la frase. Questo lick è un ottimo spunto per sviluppare sistemi di connessione ancora più avanzati.

La fluidità di John Sykes
Partendo dall’intuizione di Saraceno, nella lezione video approfondiamo due sistemi di connessione ispirati ad altri due chitarristi leggendari:
Ispirandoci ai grandi chitarristi degli anni ’80 che hanno segnato un’epoca prima di allontanarsi dai riflettori, incontriamo il sistema di John Sykes. Sykes, noto per il suo lavoro monumentale con i Thin Lizzy e nei dischi più iconici dei Whitesnake, è l’esempio perfetto di come la potenza possa sposarsi con una navigazione fluida del manico.
Il suo approccio permette di muoversi sulla tastiera con un livello di difficoltà intermedio. Il “sistema Sykes” si basa sulla frammentazione della scala: invece di percepire il manico come una serie di blocchi separati, Sykes utilizza piccoli frammenti melodici che fungono da ponte, permettendo di collegare i box della pentatonica in modo che il cambio di posizione risulti totalmente invisibile e privo di attrito.

L’approccio diatonico di Jake E. Lee
Al livello più avanzato troviamo la visione di Jake E. Lee, un altro chitarrista straordinario degli anni ’80 — celebre per aver raccolto l’eredità di Randy Rhoads nella band di Ozzy Osbourne — che è poi sparito dalla scena musicale principale. Lee è sempre stato un innovatore della visualizzazione, capace di soluzioni tecniche uniche proprio per la sua capacità di non restare confinato negli schemi classici.
L’approccio di Jake E. Lee spinge la connessione del manico ai massimi livelli attraverso l’integrazione tra strutture differenti. Questo sistema permette di scegliere il percorso più adatto per fare musica immediatamente, superando la distinzione tra scale diatoniche e pentatoniche e vedendo la tastiera come un unico spazio espressivo dove muoversi liberamente in orizzontale.

Usa subito questi concetti per fare musica
Questo è esattamente il tipo di approccio che utilizziamo all’interno della Guitar Academy: non imparare concetti isolati e lasciarli nel cassetto, ma usarli subito per fare musica in base al proprio livello.
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E tu?
Quale di questi approcci proverai? Faccelo sapere nei commenti di seguito…
Etichetta:Pentatonica



2 commenti
Ciao Vince, ti seguo sempre ormai da qualche anno, da quando per fortuna mia ti ho scoperto su YouTube nel tuo canale, oltre ad avere il corso di Blues, che sto cercando di finire, ahimè avevo già preso dei corsi precedentemente e è mia abitudine, nonostante le difficoltà oggettive della mano sx, ricostruita per 2 volte, sono diventato disabile, ho ricominciato grazie ai corsi acquistati incluso il tuo, a riprendere in mano la chitarra dopo 40 anni di silenzio assordante 3 anni fa e da allora non ho più smesso di suonare!
Ti ringrazio infinitamente anche per questa video lezione, che come ormai è canonico con te, regalare perle utilissime per trovare sempre la motivazione a studiare e migliorare e questo lo fa solo chi oltre ad essere un ottimo guitar player, è un grande didatta e tu lo sei meriteresti un laurea ad honorem o honoris causa, il titolo ti spetterebbe davvero!! Grazie grazie…
Riprendere la chitarra dopo 40 anni di silenzio, tornare a suonare… ma non smettere più da tre anni… questa è una cosa enorme. Non è motivazione. È carattere. È amore vero per la musica.
Io posso fare video, spiegare concetti, organizzare le idee.
Ma il passo lo fai tu. Sempre.
Se oggi suoni, non è grazie ai miei corsi.
È perché hai deciso che quella parte di te non doveva restare in silenzio.
E questo vale molto più di qualsiasi “laurea ad honorem”.
Ti dico però una cosa da coach, senza retorica:
non “cercare di finire” il corso. Finiscilo. Con calma, coi tuoi tempi, adattando gli esercizi alla tua mano, ma portalo a termine. Non per me. Per chi sei diventato in questi tre anni.
La tua storia è l’esempio perfetto di una cosa che ripeto spesso:
i limiti tecnici sono reali, ma non definiscono la profondità musicale di una persona.
Continua.
Studia.
Adatta.
Trova soluzioni creative.
E non smettere mai di suonare.
Grazie davvero per aver condiviso tutto questo con me. 🎸