Ricerca del suono: la voce che nessuno strumento può darti
La ricerca del suono come percorso di consapevolezza
Nel percorso di ogni chitarrista arriva un momento – spesso silenzioso e quasi impercettibile – in cui il suono “perfetto” smette di bastare. Non è una questione di qualità tecnica, ma di appartenenza: quel timbro che esce dall’amplificatore, per quanto eccellente, smette di raccontare chi sei davvero. È qui che il suono deve trasformarsi in voce.
La ricerca del suono è il primo passo verso la tua identità musicale. Non si tratta solo di scegliere un timbro, ma di capire come quel timbro possa raccontare la tua voce. Ogni chitarrista attraversa questa fase: dall’imitazione alla consapevolezza, fino a un suono che parla di te prima ancora delle note.
La fase dell’imitazione: lo specchio e il vocabolario
Tutto inizia con un atto di “furto creativo”: copiamo i riff dei nostri idoli per rubare quella pasta sonora che ci ha fatto innamorare dello strumento. In questa fase, lo strumento è uno specchio in cui vogliamo vedere riflessa l’immagine di qualcun altro.
È un passaggio vitale perché costruisce il nostro vocabolario musicale. Tuttavia, l’imitazione ha una data di scadenza: arriva un giorno in cui “suonare bene come lui” non dà più gioia e quella timbrica diventa un vestito di una taglia troppo piccola. La vera crescita musicale avviene quando passi dall’ammirazione all’espressione personale.
La ribellione della materia: Innovatori e Visionari
Quando la ricerca del suono diventa una necessità interiore, lo strumento smette di essere un feticcio da catalogo e diventa materia da plasmare.
- L’urgenza del “Fai-da-te”: I grandi innovatori sono spesso stati “distruttori” di regole. Eddie Van Halen creò la Frankenstrat con pezzi di seconda scelta e vernice per biciclette perché cercava una soluzione che il mercato non offriva: il calore Gibson unito alla versatilità Fender. Steve Vai aggiunse la Monkey Grip alla sua Ibanez JEM per il bisogno fisico di sentire lo strumento come un’estensione del proprio braccio.
- Il coraggio di andare oltre: Brand visionari come Wandré, con i suoi manici in alluminio fuso, o Ken Parker, con la sua Fly in carbonio, hanno sfidato le leggi della fisica per assecondare un’urgenza di libertà sonora che uscisse fuori dal coro. L’innovazione richiede la disponibilità a tollerare l’incertezza pur di avvicinarsi a un’idea sonora personale.
Accedi gratis per 7 giorni alla Guitar Academy!
Accedi gratis per sette giorni a tutti i nostri corsi di chitarra e incontra un insegnante dl nostro staff per costruire il tuo programma di studio personalizzato.
L’estetica del limite: perché la “perfezione” è il nemico dell’identità
Questo è il cuore della tua voce: l’identità non abita nella capacità di essere impeccabile, ma nel modo in cui gestisci ciò che ti manca.
Perché diciamo che “la perfezione è uguale per tutti”? La perfezione tecnica segue standard universali e oggettivi. Se tutti i chitarristi raggiungessero lo stesso ideale di perfezione, suonerebbero tutti in modo indistinguibile. L’imperfezione, invece, potrebbe essere un tuo tratto distintivo. Un bending leggermente “calante” o un modo insolito di pizzicare le corde sono le “crepe” da cui esce la tua luce artistica.
Trasformare il limite in stile: Django e Iommi Le menomazioni fisiche di Django Reinhardt e Tony Iommi avrebbero potuto zittirli. Invece, li hanno costretti a piegare la musica ai loro limiti:
- Django ha inventato un linguaggio di arpeggi verticali perché non poteva fare altrimenti.
- Iommi ha creato il suono oscuro del Metal perché necessitava di corde meno tese per non sentire dolore alle dita.
Loro non hanno aggirato l’ostacolo; lo hanno trasformato in uno stile inconfondibile. La tua voce nasce nel momento in cui prendi coscienza dei tuoi limiti e li compensi con ciò che ti rende unico.
Oltre lo strumento: il suono nelle dita?
Si dice spesso che “il suono è nelle dita”. Questo non significa che l’attrezzatura sia inutile, ma che è solo il punto di partenza.
- Nuno Bettencourt ha ammesso che, pur suonando sul rig originale di Van Halen, il suono che usciva era comunque il suo, non quello di Eddie.
- Joe Satriani rimane identificabile anche suonando una chitarra economica in un ampli da 20 watt.
L’identità risiede nel modo in cui pensi le frasi, gestisci le dinamiche e hai il coraggio di lasciare che la tua natura emerga, anche quando non è “perfetta” secondo i canoni.
Conclusione: la tua voce ti aspetta
Trovare il proprio suono non è una caccia al tesoro tra marchi costosi, ma un percorso di consapevolezza. La tua voce è già lì, sepolta sotto anni di influenze e timori di non essere “all’altezza”.
Una provocazione finale: se domani tutte le Stratocaster sparissero, sapresti ancora che suono cercare?



2 commenti
Ciao Vince, non ho una domanda, quanto una precisazione che credo tu sappia, ma che non hai tenuto opportuno citarla, sta nel fatto che Tony Iommi che hai citato aveva delle malformazioni, che tu hai evidenziato, è per precisare per me, più che per te e tutti gli altri studenti dell’Accademy, Iommi è mancino, per un incidente sul lavoro, ha perso le prime falangi del dito medio e anulare, della mano dx, gli procurava molto dolore quando suonava, ha creato delle piccole protesi artigianali in pelle e plastica, da lì il suo suono cupo ed inimitabile; usa corde molto fini e abbassa la tonalità fino ad un tomo e mezzo quando serviva, altrimenti di mezzo o un tono, usa scalature personali, .008-.008-.011-.018-.024-.032 la prima e seconda corda sono uguali, per fare bending, vibrati senza troppo dolore o comunque sopportabile, se questa non è passione per la chitarra e la Musica….!!!
Questo vuole essere solo per informazione per tutti gli studenti dell’Accademy o chiunque legga il commento, dall’età di 14 anni, ho sempre avuto il pallino di cercare fatti, particolari, chicche di eccezioni che trovo riguardo le rockstars che hanno suonato dall’inizio la chitarra, grazie per la pazienza, a parte la musica e la chitarra, che sono l’unico mezzo con cui socializzo, per la mia condizione di salute mi concede, non senza dolore, ma anch’io ho la passione che arde dentro l’anima e nella testa da 57 anni, grazie a te, e un altro didatta conosciuto prima, ho la mia valvola di sfogo e dire che questo connubio di talento didattico, emozioni fortissime che solo la chitarra mi da quando suono, alla Musica, tutto ciò mi ha salvato letteralmente la vita. Grazie Vince.
Ciao Roberto, grazie mille per questa precisazione super dettagliata! 😄 Hai assolutamente ragione: Tony Iommi è un esempio incredibile di resilienza e creatività, e le tue informazioni sulle sue tecniche, sulle malformazioni e sulle scelte di corde sono preziosissime per chi studia e ama la chitarra.
Condividere questi dettagli non è solo un arricchimento storico, ma anche un grande esempio di come la passione e la determinazione possano trasformare ogni difficoltà in uno stile unico e inimitabile. È bellissimo leggere quanto la musica e la chitarra siano stati per te una vera valvola di sfogo e fonte di gioia nonostante le difficoltà.
La tua attenzione ai particolari e il tuo entusiasmo sono contagiosi, e sono certo che altri studenti dell’Academy apprezzeranno moltissimo questa chicca. Continua così: la tua curiosità e la tua passione sono il cuore di quello che rende la musica così speciale! 🎸💛
Grazie di cuore per aver condiviso.